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Siamo i libri che leggiamo – Tracey Thorn

06 giugno 2021 09:58

Stiamo facendo un po’ di ordine tra i libri, in parte grazie al più giovane dei miei figli che è stato a casa per Pasqua e ha deciso, finalmente, di sgomberare la sua camera di tutto quel che l’ho costretto a leggere da quando era bambino. O almeno, lui probabilmente la vede così. Non è mai stato un lettore appassionato, anche se da piccolo amava sentirci raccontare le fiabe della buona notte. Crescendo si è allontanato dai libri, che non riuscivano a catturare la sua attenzione. Troppe altre cose erano più a portata di mano, e più divertenti.

Nelle scatole impilate fuori della sua stanza ritrovo le letture che gli ho consigliato. Spesso i libri glieli ho lasciati sul letto, nella speranza che sfogliandoli trovasse quello giusto. Romanzi di fantascienza, libri gialli, storie di spie, romanzi polizieschi, libri di divulgazione scientifica, commedie alternative – le ho provate tutte. E qualcuno ha catturato la sua attenzione, anche se non sono mai stata capace di predire quale sarebbe stato.

Comunque, ho imparato una lezione: l’amore per la lettura è qualcosa che non si può imporre, a nessuno. O ci piace leggere oppure non ci piace, e ho dovuto accettare l’idea che forse lui non sarebbe mai stato un appassionato. Poi un giorno è tornato a casa da scuola e mi ha detto che avevano letto Gente di Dublino, di James Joyce, e gli brillavano gli occhi, nessun romanzo l’aveva mai colpito tanto. Quell’anno per Natale gli ho regalato un poster della copertina originale, che ha l’onore di essere ancora appeso a una parete della sua stanza.

Un esempio da seguire
Per questo ora non mi infastidisce vederlo disfarsi di tutti quei libri che non sono riusciti a catturare la sua attenzione. Ispirata dal suo esempio, comincio a guardare gli scaffali sul pianerottolo davanti alle camere delle nostre figlie, ancora pieni dei libri lasciati qui quando si sono trasferite per frequentare l’università. Ben presto, invece di buttare via le cose, mi immergo nella storia raccontata dalla collezione davanti a me.

C’è un enorme volume, Tutte le opere di Shakespeare, che era stato un premio scolastico. Non credo sia mai stato aperto. Ecco poi The Faber book of science, accanto a un libro di ricette di Jack Monroe, Sexual politics accanto a Skulduggery pleasant. Poi vedo una copia di Le vergini suicide – ricordo quanto mi colpì leggerlo, la preoccupazione provata per le ragazze – e accanto Generazione perduta di Vera Brittain: ricordo le lacrime che ho versato leggendolo.

Le pagine sono disseminate di tracce di chi eravamo: cos’altro facevamo quando abbiamo letto questo libro?

Sorrido nel riconoscere e prendere in mano il volumone di I miserabili. Non solo è lungo 1.647 pagine, ma è in francese e l’ha letto mia figlia, che non parla francese: era così colpita dalla vicenda che secondo lei l’unica versione da leggere era quella in lingua originale. Un altro esempio di come gli adolescenti siano assolutamente incredibili e capaci di incendiare il mondo con le loro passioni.

Più guardo i loro libri, più capisco quanto riflettano i loro gusti e le loro personalità. The periodic table si trova accanto a The skin type solution; Louise Bourgeois vicino alla Biologia dei micro-organismi; Emma accanto a Cosmo di Carl Sagan. Tutti questi libri hanno contribuito a formare le persone che sono adesso: giovani donne che hanno letto Brick lane, La felicità difficile (Prozac nation), Questo libro è gay e Della bellezza, Primo non nuocere, 1984 e Rebecca, la prima moglie.

Tra i libri scelti da loro autonomamente ce ne sono alcuni miei, come la copia delle Poesie di T.S. Eliot, con una bruciatura di sigaretta che avevo lasciato sulla copertina. Lasciata deliberatamente, devo dire, quando studiavo; e all’interno, note scritte a margine con la mia calligrafia.

Oh Dio, che cosa ho scritto? “L’indifferenza è considerata una condizione universale”, “routine opprimenti”, “sordida sessualità”, “distruzione, follia, panico”. Immagino di aver scritto una tesina basandomi su queste osservazioni. Probabilmente devo aver aperto gli occhi al mio tutor, portandolo a capire il vero significato delle poesie.

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Non dovrei ridere. È per questo che teniamo dei libri, no? Per i piccoli fantasmi di passate versioni di noi stessi che conservano al loro interno? Le pagine sono disseminate di tracce di chi eravamo: cos’altro facevamo quando abbiamo letto questo libro? Cosa pensavamo? Cosa indossavamo? Scommetto che nessuno di noi rilegge i libri presenti in casa tutte le volte che potrebbe, o pensa che dovrebbe farlo. Ma ci piace il loro aspetto e amiamo i ricordi che suscitano. Ecco la storia di una vita conservata, qui sulla libreria.

Non ho intenzione di sbarazzarmi di molti di questi libri.

(Traduzione di Mariachiara Benini)

Questo articolo è uscito sul settimanale britannico New Statesman.

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