lunedì, Luglio 4, 2022
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Regno Unito, secondo giorno di disagi e cancellazioni per lo serrata delle ferrovie

È il secondo giorno della paralisi quasi totale dei treni per milioni di passeggeri nel Regno Unito, nel quadro del più grande sciopero del comparto ferroviario da 30 anni a questa parte sull’isola, proclamato dai sindacati questa settimana a causa del rifiuto del governo a concedere un aumento dei salari. La vertenza sindacale, che riguarda anche la situazione degli esuberi e le condizioni generali di lavoro, vede contrapposti i lavoratori sia alle aziende del sezione sia al governo Tory di Boris Johnson.

Oggi è previsto lo stop dalle 7,30 alle 18,30 e la condivisione è già confermata ad altissimi livelli: con una media, infatti, di circa l’80% dei treni cancellati in Inghilterra, Galles e Scozia, secondo le ultime indicazioni, si raggiunge un tasso simile a quello toccato martedì scorso, primo giorno di sciopero.

La protesta – animata dalla figura emergente del leader Mick Lynch, numero uno della principale sigla sindacale del sezione, che sembra guadagnare consenso nei sondaggi – resta articolata su tre giorni di astensione dal lavoro alternati (martedì, oggi e sabato), dopo il fallimento dei nuovi colloqui negoziali di ieri, in modo da massimizzarne l’impatto sul sistema dei trasporti. I sindacati, in particolare, accusano il governo non solo di non voler svolgere un’opera di mediazione, sperando di poter cavalcare il malumore di quei settori della popolazione più colpiti da disagi; ma addirittura – e nonostante le smentite del ministro dei Trasporti, Grant Shapps – di esercitare pressioni sulle aziende (inclusi i vertici del gestore pubblico della rete) affinché non si pieghino a un accordo.

Accordo che nelle intenzioni dei promotori della vertenza dovrebbe dare a incrementi salariali medi dell’11%, in modo da far fronte alle stime di quest’anno sull’impennata dell’inflazione. E che la compagine conservatrice al governo giudica insostenibile su queste basi, indicando ad esempio i macchinisti come una categoria relativamente meglio retribuita rispetto ad altri servizi pubblici essenziali, pure sul piede di guerra, come gli infermieri. Il tutto mentre il governo ha già spontaneo la porta a un aumento medio del 10% degli assegni destinati ai pensionati, molti dei quali votano il partito di Boris Johnson.

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