lunedì, Agosto 15, 2022
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Piange il telefono del presidente dell’Inps

L’istituto di Pasquale Tridico non riesce a rispondere alle richieste dei cittadini perché il suo «contact center» è in panne, tra impreparazione, ritardi e ora anche rischi di «esuberi del personale».

Una prima telefonata a vuoto, la seconda con risposte elusive, la terza chiusa con un punto interrogativo. E la linea caduta all’improvviso. Per rendere l’idea dei disagi e disservizi basta ascoltare o leggere le lamentele degli utenti, costretti spesso ad affrontare un’odissea alla cornetta per orientarsi in mezzo ai cavilli legislativi sulla previdenza. C’è chi vuole informarsi sulla Naspi per la disoccupazione, chi chiede delucidazioni sulle pratiche, chi magari non riesce a muoversi bene sul sito. La perfetta sintesi della burocrazia. Eccoci nel meraviglioso mondo del contact center dell’Inps, la prima linea delle domande dei cittadini.

Una delle esperienze è sintetizzata da Maurizio, che racconta l’accaduto in una testimonianza: «Ho sollecitato un quesito per due volte a due diversi operatori, entrambi hanno chiuso la telefonata senza una risposta. Il terzo interpellato non ha neppure risposto. Ho preso un appuntamento in sede sperando di trovare operatori più preparati». Un problema comune, a quanto pare. «Chiamato tre volte per la stessa cosa poiché ogni operatore diceva una cosa diversa» scrive Alessio. E così via, tra chi denuncia risposte scortesi e chiamate interrotte in maniera «casuale». Con un comune denominatore: la mancata risoluzione dei problemi.

Piange così il telefono per il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, alle prese con l’ennesima grana del suo mandato. Il docente, fortemente voluto dai 5 Stelle, è di nuovo nella bufera anche per la gestione del servizio. La situazione rischia di ingarbugliarsi ulteriormente, con l’aggravante di mettere a repentaglio centinaia di posti di lavoro. Ci sono le buone intenzioni, per carità, come quella di migliorare il servizio. Il problema è l’applicazione. Per capire la vicenda, bisogna riavvolgere il nastro.

Il contact center dell’Inps è attualmente affidato a due società esterne: Comdata e Network. Il servizio, alla scadenza del contratto fissata al 30 novembre prossimo, deve passare nelle mani della società in house Inps Servizi spa. Tutto facile? Mica tanto. Il ritardo è evidente: a oggi non c’è neppure un bando. E i tavoli tecnici per il passaggio di consegne tra Inps e le aziende sono bloccati: significa che non sono iniziate nemmeno le procedure di migrazione di sistemi informatici e di individuazione delle sedi. Il minimo per mettere in piedi un call center. Addirittura Inps servizi è ancora alla ricerca di un direttore generale. Il reclutamento è stato avviato ai primi di agosto e scadrà il 3 settembre.

Nel frattempo, però, bisognerebbe scrivere il bando: entro inizio dicembre, secondo quanto definisce la normativa in vigore, il contact center deve essere «internalizzato». «È ora di dirlo chiaramente che il gravissimo ritardo dell’Inps sta comportando la violazione della legge e costringendo l’Istituto a un inevitabile “rinnovo” dell’affidamento agli attuali gestori» denuncia Venanzio Cretarola, segretario regionale Abruzzo Ugl Telecomunicazioni.

Insomma, il sindacalista, interessato particolarmente per la sede del call center dell’Aquila, ravviserebbe elementi di illegittimità sia sulla procedura di assunzione tramite concorso pubblico che sulle attuali modalità gestionali del servizio.

«L’immobilismo dell’Inps» aggiunge Cretarola «potrebbe essere la principale ragione del fallimento di una norma sostenuta da tutte le organizzazioni sindacali e da tutto il Parlamento ma che, applicata in questo modo illegittimo, rischia paradossalmente di creare ingiustificati e pesanti esuberi di personale formato e attivo sul servizio da 10 anni».

Qui entra in gioco il paradosso, appunto: nel passaggio di consegne, l’Inps di fatto può far perdere il lavoro ad almeno 300 lavoratori. La selezione di tipo pubblico, voluta da Tridico, dovrebbe includere criteri preferenziali per titoli e anzianità. «Sarà inevitabilmente aperta a tutti gli operatori di call center a livello nazionale, violando le sentenze che abbiamo ripetutamente segnalato a Inps» ribadisce Cretatola. Alcuni, oggi all’interno del contact center, sarebbero tagliati fuori per una questione di titoli. E inizierebbe una pioggia di ricorsi, tale da paralizzare tutto.

I sindacati chiedono perciò l’applicazione della «clausola sociale», che prevede la tutela della stabilità occupazionale. Il ministero del Lavoro, guidato da Andrea Orlando, ha scaricato la responsabilità, parlando di «interlocuzioni» in corso con il Dipartimento della Funzione pubblica. Una posizione definita errata dai sindacati visto che, rileva Cetarola, «le società in house non fanno parte della Pubblica Amministrazione».

La preoccupazione è diffusa: «L’aspetto più preoccupante è la confusione con cui tutto viene gestito. Si va avanti per sentito dire. Tridico aveva parlato di cinquemila assunzioni, di cui tremila immediate. Ma non c’è nulla di concreto», dice Renato Saccone, segretario nazionale responsabile dell’area Tlc ed emittenza della Slc-Cgil. E in mezzo c’è questo telefono che squilla a vuoto…

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