sabato, Luglio 2, 2022
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Memorie ritrovate – Giovanna D’Ascenzi

La fondazione Kraszna-Krausz ha annunciato i vincitori del suo concorso dedicato ai migliori libri di fotografia e sulle immagini in movimento (cinema, televisione, digitale) pubblicati nel 2020. Nella sezione fotografia il premio è stato assegnato ex aequo a due autori: Sunil Gupta e Maria Kapajeva.

Sunil Gupta è un fotografo nato a New Delhi nel 1953 ed emigrato con la famiglia in Canada. A vent’anni si trasferisce prima a New York e poi a Londra, per seguire il suo fidanzato: la storia finisce ma lui resta lì, nel west end, epicentro della comunità gay che all’inizio degli anni ottanta viene travolta dalla diffusione dell’aids. Nella sua carriera Gupta ha cercato di dare voce, anche come scrittore e attivista, alle situazioni più marginali legate all’immigrazione, al genere, alla razza, alla famiglia e alla sessualità.

From here to eternity è un corpus variegato che riunisce il suo percorso artistico e personale come fotografo, gay e attivista lgbt+ negli ultimi cinquant’anni. Nel libro convergono pratiche diverse: reportage, performance, ritratti, lettere, istantanee, manifesti, accompagnati spesso da note dell’autore, che assume il ruolo ambivalente di testimone e protagonista, sovversivo e radicale: “Sono diventato adulto nell’epoca della liberazione gay, quando essere omosessuali significava differenza, non assimilazione. Eravamo i cattivi. Volevamo fare sesso tutto il tempo e facendolo, combattevamo contro l’idea tradizionale di famiglia e l’accumulo di ricchezza”, dichiara il fotografo.

Anche Dream is wonderful, yet unclear di Maria Kapajeva (1976) traccia un legame tra memorie personali e collettive, attingendo da immagini realizzate dall’autrice e da materiale d’archivio ritrovato. La storia comincia a Narva, una città nel nordest dell’Estonia, nella manifattura tessile della Krenholm dove lavora la madre di Kapajeva. Insieme a lei ci sono tante altre operaie su cui si regge la vita sociale ed economica del posto, ma nel 1994, in seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, la fabbrica viene privatizzata e si avvia verso il declino.

Kapajeva cresce disegnando motivi sui tessuti e sogna di fare lo stesso lavoro della madre. Alla fine la storia, quella privata e quella collettiva, è andata in altre direzioni. Da adulta sceglie di vivere a Londra e diventare un’artista anche se l’idea di tessere le resta addosso. Stavolta materiali di partenza sono i sogni, spesso infranti: quelli di una bambina, delle operaie che aspiravano agli ideali socialisti e quelli di un paese che lottava per riconquistare la propria indipendenza. Per Kapajeva questo libro è un monumento multidisciplinare a queste donne e operaie, in particolare a sua madre, vissute in una società patriarcale che non gli ha permesso di raccontare le loro storie.

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