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La Spagna torna nella morsa del terrorismo islamico

La polizia nazionale spagnola ha recentemente smantellato una cellula che operava nel finanziamento jihadista in Catalogna e che aiutava i combattenti libici a guarire dalle loro ferite di guerra nelle cliniche di diverse città, tra cui Barcellona, prima di tornare in guerra. Questa non è che l’ennesima dimostrazione di come il vento della jihad soffi sempre forte in Spagna e i continui arresti (gli ultimi il 9 febbraio scorso) e tentativi di attaccare obbiettivi sensibili lo dimostrano. A proposito di operazioni antiterrorismo secondo l’Observatorio Internacional De Estudios Sobre Terrorismo (OIET) tra il 1° gennaio 2012 e il 31 dicembre 2021 le operazioni effettuate dal Corpo di Polizia Nazionale, dalla Guardia Civile e dai Mossos d’Esquadra (la polizia della Catalogna) contro il jihadismo sono state 217 (23 delle quali solo nel 2021).

D’altronde dalla Spagna tra il 2012 e il 2018 sono partiti circa 235 jihadisti (30 donne) dei quali 50 sono rientrati in patria e tra loro ci sono anche alcune vedove dei combattenti morti nel ‹‹Siraq›› ritornate in patria con i loro figli piccoli. Se 20 dei combattenti spagnoli sono in carcere tra la Spagna e il Marocco (avendo la doppia cittadinanza) di una trentina di loro si sono da tempo perse le tracce un fatto che non può non preoccupare la Spagna che ha pagato un durissimo tributo al terrorismo islamico basti pensare agli attentati di Madrid dell’11 marzo 2004 che provocarono 192 morti e 2057 feriti, oppure quello avvenuto a Barcellona 17 agosto 2017, sulla via principale della città, la Rambla, seguito, poco dopo la mezzanotte da un altro attacco, di minor gravità, nella cittadina di Cambrils che provocarono 15 morti a Barcellona e 1 a Cambrils e un totale di 140 feriti.

A proposito dell’anno appena trascorso scorrendo il report del think tank Sec2Crime si scopre che le 38 persone prese in esame dagli inquirenti sono di 25 nazionalità: Algeria (31,57%), Marocco (23,68%) e la Spagna (10,52%). A sua volta, di questi 38 detenuti, tutti maschi, è stato confermato che la maggioranza è di mezza età. Conoscendo l’età di 18/38 di questi, la fascia di età con il maggior numero di casi è tra i 20-30 anni (6 casi, 18,42%), seguita da 30-40 anni (6 casi, 15,48%), 40-50 anni (3 casi, 7,89%) e infine quelli di 10-20 anni e oltre60 (1 caso in ciascuno, 2,63%).

Questi dati mostrano una diminuzione della fascia d’età rispetto all’anno precedente e 2020 l’assenza di casi femminili. Ma ciò che preoccupa è il fatto che è l’indottrinamento il crimine più diffuso a causa della crescita dei processi di radicalizzazione nei centri penitenziari, che sono diventati il principale terreno di reclutamento degli agenti radicalizzanti. Tuttavia, le misure di confinamento derivate dalla pandemia COVID-19 e l’isolamento sociale hanno continuato a far sentire la loro presenza. Una presenza quella degli estremisti islamici che non conosce confini come il report prodotto da Sec2Crime conferma: ‹‹Madrid e Barcellona continuano ad essere le province dove è stato effettuato il maggior numero di operazioni antiterrorismo. Inoltre, le operazioni sono state distribuite in modo simile in tutto il Paese: Murcia, Saragozza, Tenerife, Almeria, Melilla, Malaga, Mallorca, Tarragona, Vizcaya, Córdoba, Granada, Navarra, Toledo, Ceuta, Guipúzcoa e Alicante.››. A Panorama.it José Luis Gil Valero ricercatore e analista di studi strategici sul crimine organizzato e il terrorismo Sec2Crime conferma la gravità della situazione spagnola.

José Luis Gil Valero

Qual è la situazione nel suo Paese?

‹‹Come si può vedere dalle informazioni contenute nel Rapporto sull’attività jihadista in Spagna nel 2021 pubblicato da Sec2Crime, così come dalle informazioni presentate dal Ministero dell’Interno spagnolo, la tendenza è simile a quella degli anni precedenti. Questo fenomeno, insieme al livello 4 di allarme terroristico, significa che sia la FCSE che i servizi di intelligence sono preoccupati per la minaccia costante che il terrorismo jihadista (in tutte le sue forme) rappresenta per il nostro Paese››

Ci sono più sostenitori di Al Qaeda o dello Stato Islamico?

‹‹Delle operazioni di polizia che sono state effettuate durante l’anno scorso, e di cui si conosce l’affiliazione delle persone arrestate, possiamo osservare che ci sono state 14 operazioni legate a Daesh, contro solo quattro rispetto ad Al Qaeda. Questo mostra un modello in termini di manifesta rilevanza dello Stato Islamico nel nostro Paese. Rispetto al 2020, in cui 19 operazioni erano legate a Daesh rispetto a 1 ad Al Qaeda, si può vedere che lo Stato Islamico continua a mantenere la tendenza, anche se è da notare il leggero aumento di Al Qaeda nel 2021››

Come mai i fondamentalisti sono così presenti in Catalogna?

‹‹Il fondamentalismo islamico si è affermato in molte aree del territorio nazionale, come dimostrano le continue operazioni di polizia condotte negli ultimi anni in Spagna. Tuttavia, se confrontiamo i dati tra il 2020 e il 2021, possiamo vedere che nel 2020 ci sono state 7 operazioni di polizia in Catalogna, che rappresenta un totale del 29,16% del numero totale di operazioni effettuate durante quel periodo in Spagna. Per quanto riguarda il 2021, ci sono state 5 operazioni su un totale di 23, che rappresentano il 21,73%, che è una diminuzione rispetto all’anno precedente. La principale conclusione da trarre è che la Catalogna continua ad essere una destinazione prioritaria per il jihadismo radicale in Spagna, seguita da Madrid, Levante peninsulare e dall’Andalusia››

Quante moschee controllano?

‹‹Non è possibile affermare categoricamente che i fondamentalisti controllano le moschee. Tuttavia, possiamo guardare i dati offerti dalla Direcciò General d’Afers Religiosos pubblicati dalla Generalitat de Catalunya nel 2022, che mostra l’esistenza di 284 moschee registrate nel censimento. I musulmani sono il terzo più grande credo religioso in Catalogna››

Chi sono i più noti predicatori del male in Spagna?

‹‹È noto che nel nostro Paese ci sono stati diversi episodi di imam radicali che sono stati espulsi dalla Spagna. Un chiaro esempio è stato l’imam della moschea “Qoba”, descritto come una “vera minaccia” per la sicurezza dalla stessa FCSE, e difensore dell’ideologia salafita-wahhabita, tra gli altri. Possiamo evidenziare il caso dell’imam di Ripoll, che ha indottrinato la cellula jihadista che ha perpetrato gli attacchi sulla Rambla di Barcellona nel 2017. La Commissione islamica in Spagna è stata sollecitata a creare un censimento degli imam nelle moschee, ma finora questo non è stato redatto. Questo strumento sarebbe di vitale importanza per la FCSE al fine di conoscere specificamente il numero e la posizione di questi leader religiosi››

Percepisce anche una sorta di esaltazione nei circoli estremisti islamici dopo la riconquista dell’Afghanistan da parte dei Talebani?

‹‹È noto che qualsiasi tipo di vittoria, sia politica che militare o anche entrambe, è una fonte di ispirazione per l’ideologia dell’islamismo radicale. Il fatto che i talebani abbiano ripreso il controllo dell’Afghanistan, non importa come sia successo, è ovviamente una vittoria degli islamisti radicali. Come esempio di quanto sopra, nell’operazione condotta dalla Guardia Civil in Spagna nel dicembre 2020 a Siviglia, è stato arrestato un individuo di origine pakistana, che era impegnato in un processo sia di indottrinamento attivo che di autotraumatizzazione. Questo individuo aveva espresso sostegno e ammirazione sia per i mujaheddin che per il recente trionfo dei Talebani in Afghanistan››

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