domenica, Maggio 22, 2022
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La pandemia non ha fermato i narcotrafficanti

L’evento aveva tutte le caratteristiche di una festa di capodanno. Fuochi d’artificio che sfrecciavano in cielo, giovani uomini che ballavano cantando e sventolando bandiere, musica ad alto volume. Solo che non era una festa di fine anno, ma una sera di luglio. I fuochi d’artificio erano accompagnati da colpi di arma da fuoco. E a Santiago del Cile i presenti erano riuniti per piangere la scomparsa di un uomo, apparentemente legato ai narcotrafficanti, durante quello che sarebbe dovuto essere un lockdown nazionale.

Da tempo il Cile è considerato uno dei paesi più sicuri d’America Latina. Eppure tra maggio 2019 e dicembre 2020 le bande criminali hanno organizzato quasi ottocento di questi cosiddetti “narcofunerali”, secondo il capo della polizia nazionale del paese. Di solito manifestazioni così grandiose sono associate ai baroni della droga messicani, ma sono sempre più diffuse anche in Cile, dove la violenza è in aumento. Nel 2020 gli omicidi nelle carceri cilene, 61, hanno toccato il loro massimo negli ultimi quattro anni. È solo una delle prove che l’influenza delle bande criminali sta aumentando in tutta l’America latina.

Produzione record
Per alcuni aspetti la cosa è sorprendente. Il covid-19 ha colpito duramente la regione. Molte persone si aspettavano che avrebbe fermato e danneggiato anche i narcotrafficanti. Erano già sotto pressione, grazie alla legalizzazione della marijuana in molti luoghi e all’incarcerazione di vari signori della droga negli Stati Uniti e altrove. Dal momento che la pandemia ha impedito a molti giovani di andare a ballare, ci si aspettava che la domanda di droghe da festa come cocaina ed ecstasy sarebbe diminuita. Inoltre, con le chiusure che hanno bloccato le catene di rifornimento dei beni d’uso quotidiano, molti osservatori credevano che le bande criminali avrebbero fatto più fatica a mettere le mani sui materiali grezzi necessari a produrre droga, o a far passare le loro merci attraverso i confini nazionali.

Invece la pandemia ha confermato che l’industria della droga è resiliente e adattabile. Anche se le catene di rifornimento sono state colpite, molte si sono riprese. Le bande criminali hanno sfruttato la situazione per attirare nuova forza lavoro, ingaggiando bambini fuori dal sistema scolastico in Colombia per raccogliere coca, e reclutando “cyber corrieri della droga” per convertire i loro profitti in criptovalute.

Ma se il settore è cambiato, lo stesso può dirsi per le politiche degli Stati Uniti. Per mezzo secolo le amministrazioni di Washington hanno cercato, senza riuscirci, di arrestare il flusso di droga. Ora le politiche del presidente Joe Biden sembrano voler tamponare prioritariamente i flussi di denaro. Il 15 dicembre 2021 Biden ha firmato due provvedimenti legislativi: il primo crea un consiglio nazionale incaricato di lottare contro il crimine organizzato internazionale, il secondo impone sanzioni a 24 gruppi coinvolti nel traffico di droga. Resta da capire quale differenza potranno fare queste due mosse.

Funzionari corrotti
I profitti della vendita di droghe illegali sono così vasti che immaginare modi creativi con cui aggirare la legge è solo uno dei costi di gestione dell’attività. Il proibizionismo si è finora dimostrato inefficace in ogni segmento della filiera. In Colombia, un paese che produce più del 60 per cento della cocaina mondiale, l’esercito ha sradicato a mano quantità record di piantagioni di coca nel 2020. Ma i coltivatori hanno piantato nuovi arbusti. Così, nonostante la campagna di sradicamento e i disagi causati dal covid-19, la produzione di cocaina ha raggiunto livelli record. Anche in Perù, il secondo paese produttore al mondo, i prezzi della foglia di coca – 1,40 dollari al chilo – sono la metà rispetto al 2019. La coca rimane più redditizia di altre colture, dice Marianne Zavala dell’associazione nazionale dei coltivatori di coca. Esiste un piccolo mercato legale per le foglie di questa pianta.

Le bande criminali, abituate a spedire la loro merce di nascosto attraverso i confini nazionali, hanno risposto ai lockdown dei vari paesi in modi innovativi. In Messico hanno scavato tunnel e fatto volare droni attraverso il confine per continuare a fornire cocaina e altre droghe agli Stati Uniti, spiega Irene Mia dell’Istituto internazionale di studi strategici di Londra.

Altri sono stati più sfacciati: nel settembre del 2021 un gruppo criminale brasiliano ha rubato tre aerei, tra cui uno appartenente ad Almir Sater, un cantante folk. Il Primeiro comando da capital – un’organizzazione criminale fondata da detenuti negli anni novanta, che si trova in cima alla lista di Biden dei gruppi da sanzionare – ha contato sull’appoggio di funzionari corrotti di autostrade e porti per mantenere il suo giro d’affari, dice Marcos Alan Ferreira dell’Università federale di Paraíba, nella città di João Pessoa.

Strade alternative
Con la chiusura delle strade e la cancellazione dei voli commerciali, i trafficanti hanno aumentato la percentuale di droga trasportata via fiume, lago e mare. Come altre aziende, sono rimasti frustrati dai lunghi ritardi nelle spedizioni e dall’aumento dei costi di spedizione. Anche prima della pandemia, Brasile e Colombia avevano alcuni dei costi più alti del mondo. Così molti hanno aumentato le dimensioni del loro carico nei container, il che ha portato al sequestro di carichi record di cocaina. Altri hanno noleggiato yacht e sottomarini.

La pandemia ha inoltre accelerato alcune tendenze esistenti. Secondo la Drug enforcement administration (Dea), l’agenzia antidroga degli Stati Uniti, i gruppi criminali oggi trattano con i clienti soprattutto attraverso i social network o le applicazioni di messaggi, invece che attraverso il dark web (anche se questi mercati hanno ancora un giro d’affari di circa 315 milioni di dollari all’anno). La digitalizzazione è aumentata in altre aree. Criptovalute come bitcoin, che ha ormai corso legale in El Salvador, rendono più facile il riciclaggio di denaro.

Per anni le bande criminali si sono spostate verso nuovi stupefacenti sintetici, come metanfetamine, Fentanyl e varietà di marijuana più potenti. Ora questa tendenza sembra accelerata. Secondo le statistiche diffuse a dicembre 2021 dal dipartimento della difesa del Messico, tra il 2019 e il 2020 sono stati sequestrati 3.500 chili di Fentanyl rispetto ai 560 del periodo tra il 2016 e il 2018. Il Fentanyl è più potente dell’eroina: ogni anno uccide decine di migliaia di statunitensi per overdose.

Proprio come le aziende legali stanno facendo un maggiore ricorso al reshoring(rilocalizzazione), anche le bande criminali possono produrre queste droghe più vicino a casa, dice Scott Stewart, esperto di sicurezza. Le gang messicane producono sempre più sostanze che prima importavano dall’Europa, prendendo le materie prime dalla Cina. Nel 2020 in Brasile il Pcc ha usato 38 cliniche mediche e dentistiche di facciata per procurarsi precursori chimici, com’è emerso da un’indagine della polizia. Durante una pandemia non è particolarmente sospetto che strutture del genere facciano grossi rifornimenti.

Oltre a diversificare la droga che vendono, i trafficanti si stanno espandendo in altri settori. Alcuni rubano auto o carburante dagli oleodotti, oppure soldi dalle banche. E il fatto che la polizia rimanga a casa per evitare di ammalarsi di covid-19 è un aiuto non da poco.

Una volta che una banda criminale ha stabilito il monopolio della violenza sul suo territorio, può controllare o chiedere una quota da tutte le attività illegali che si svolgono al suo interno. Può anche estorcere denaro alle imprese legali. Le gang messicane lo fanno oltre a derubare i migranti che scappano dall’America Centrale verso gli Stati Uniti. Si calcola che guadagnino fino a cinque miliardi di dollari all’anno aiutando i migranti ad attraversare i confini, spesso derubandoli durante il tragitto. Il covid-19 ha spinto i governi a chiudere quasi completamente alcune frontiere. Questo ha creato delle opportunità per i gruppi criminali, che fanno pagare tariffe elevate per contrabbandare persone e merci, come succede per esempio alla frontiera tra Venezuela e Colombia.

Spirito di adattamento
I gruppi criminali che hanno tratto più vantaggio dalla pandemia sono quelli con forti reti internazionali. I messicani – alcuni usavano il porto cileno di Valparaíso per spedire la droga prima del covid-19 – si sono trovati in una posizione favorevole grazie a un aumento delle attività in Cile durante la pandemia. Ma la natura di queste collaborazioni sta cambiando. Le reti criminali fanno meno affidamento sul rigido controllo dei tradizionali signori della droga colombiani e messicani. Per usare un linguaggio manageriale, stanno decentralizzando. Il Pcc, per esempio, esternalizza il “lavoro a contratto” ad alcune filiali paraguaiane.

Quest’espansione regionale ha fatto aumentare la violenza in tutto il continente americano. Le bande messicane hanno creato problemi nel Cile centrale per distogliere l’attenzione dalle loro attività nei porti. Le guerre di territorio tra gruppi rivali in Messico o tra bande brasiliane per l’accesso alle rotte del traffico di droga e alle risorse naturali in Amazzonia si stanno intensificando.

Sacche di violenza esistono in tutta la regione. Ad Amambay, un dipartimento paraguaiano che si trova sulla rotta della droga controllata dal Pcc, si concentra solo il 2,4 per cento della popolazione del paese, ma quasi un terzo degli omicidi commessi nel 2020. In Ecuador a ottobre 2021 il presidente Guillermo Lasso ha dichiarato lo stato di emergenza per combattere la violenza legata al traffico di droga, dopo una rivolta in carcere che ha ucciso più di cento detenuti. La decapitazione di sei persone durante le rivolte, e un’impennata nazionale del crimine di strada e degli omicidi, sono stati interpretati come la prova che due gruppi criminali messicani, i cartelli di Sinaloa e di Jalisco Nueva Generación, stavano combattendo una guerra per procura per controllare le catene d’approvvigionamento della droga. Una violenza così estrema è rara fuori dal Messico. Ma Christian Zurita, un giornalista locale, pensa che sia più probabile che la brutalità sia il frutto di una lotta intestina per le quote di mercato, causata dalla scissione interna della più grande gang dell’Ecuador, Los Choneros.

Secondo gli ultimi sondaggi, per la maggior parte dei cileni la lotta contro il narcotraffico è la questione principale di sicurezza nazionale, al di sopra del covid-19 e della crisi climatica. Queste preoccupazioni hanno spinto il candidato di estrema destra José Antonio Kast, che in campagna elettorale aveva promesso di vietare i narco-funerali, fino al secondo turno delle elezioni presidenziali. Ma il 19 dicembre è stato sconfitto dal candidato di sinistra Gabriel Boric.

Secondo un recente rapporto della società di sondaggi Gallup, gli abitanti dell’Africa subsahariana e dell’America Latina sono tra quelli che si sentono meno sicuri nei loro quartieri, se si considera la fiducia nella polizia e il senso di tranquillità nel rientrare a casa a piedi.

La maggior parte delle aziende si è adattata allo strano mondo della pandemia.

Allo stesso modo, il covid-19 ha costretto il Pcc a diventare più sofisticato, secondo Ryan Berg del Centro per gli studi strategici e internazionali di Washington. L’organizzazione criminale brasiliana si è allargata a settori dell’economia legale, producendo disinfettanti per le mani e trovando nuovi modi per riciclare il denaro. Ed è probabile che anche altri gruppi criminali si espanderanno in settori legali, secondo Irene Mia.

Ma finché sarà illegale la droga rimarrà la fonte di profitto più facile per queste organizzazioni. La pandemia non ha frenato la domanda di sostanze stupefacenti. E le misure di confinamento non hanno impedito ai fornitori di soddisfare questa famelica richiesta. Qualunque siano le calamità globali che colpiscono i narcotrafficanti, le ricompense che derivano dalla loro attività sono un potente stimolo ad adattarsi.

(Traduzione di Federico Ferrone)

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