domenica, Maggio 22, 2022
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Giovannini: il Ministro che invece dei trasporti fa correre le chiacchiere

Il responsabile del dicastero delle Infrastrutture in questi nove mesi al governo ha promesso interventi su viabilità e cantieri che puntualmente non sono arrivati. E persino il comitato speciale del Consiglio dei lavori pubblici, fondamentale per spendere i soldi Ue, non esiste ancora.

Ci avevano promesso che i migliori sarebbero stati sazi di parole e avidi di gesti. Intento sempre nobile, figuriamoci adesso. Ogni squadra ha però uno sregolato fuoriclasse. Enrico Giovannini è il primatista assoluto. Nessuno, quanto a loquacità, batte il ministro delle Infrastrutture. Grandi opere, grandi speranze, grandi chiacchiere. Se il premier, Mario Draghi, non ha mai rilasciato intervista a chicchessia, il pluridecorato professore si offre a giornali e tv con voluttà: un giorno sì e l’altro pure. Non si fa in tempo a leggere l’ultimo suo virgolettato, che già soffia l’ennesima promessa.

Nove mesi torrenziali. Roboanti impegni seguiti da esili risultati. I mezzi pubblici in tempi di Covid, le autostrade martoriate dai cantieri, l’acquitrinoso Anas, l’eterno ritorno del ponte sullo Stretto, l’ennesimo salvataggio della defunta Alitalia. Giovannini, lo scorso febbraio, viene scelto all’uopo. È uno dei tre ministri tecnici che deve far mangiare la polvere ai mestieranti della politica. Non uno dei migliori, bensì il Migliorissimo.

Dal suo dicastero passerà un terzo dei fondi del Recovery plan: 62 miliardi, che serviranno a realizzare 58 opere pubbliche. Così, per sveltire i lavori, lo scorso aprile il ministro nomina 29 supercommissari. Battage epico. Stavolta la musica sarebbe cambiata, perdiana: basta tentennamenti, laccioli burocratici, appalti eterni. Sei mesi dopo, i prescelti inviano però una puntuta letterina al ministro Speedy Gonzales. Tutto già impantanato: mancano strutture e dotazione tecnica. A partire dal comitato speciale del Consiglio dei lavori pubblici, indispensabile ganglio per approvare i progetti finanziati da Bruxelles. Deve ancora insediarsi. La mancanza del verboso ministro indispettisce il riservato premier. Tre mesi fa Draghi s’era già opposto all’ingegnoso blitz sulla nomina del nuovi vertici dell’Anas, che avrà un ruolo epocale nei progetti finanziati dal Recovery. Il mandato di Massimo Simonini è scaduto da mesi. Eppure il manager rimane al suo posto. Giovannini avrebbe tentato di superare l’impasse con la nomina di Ugo de Carolis, ex amministratore delegato di Aeroporti di Roma, società controllata da Atlantia dei Benetton. Ideona. Il manager è legatissimo a Giovanni Castellucci, già a capo di Autostrade, a processo per il crollo del Ponte Morandi. Ma anche lo strombazzatissimo decreto Semplificazioni necessita ancora dei provvedimenti attuativi. Insomma: tra comitati fantasma, Anas nel pantano e leggi da adottare, vacillano gli obiettivi del salvifico piano approvato dall’Ue. Significherebbe non ricevere da Bruxelles le altre rate, dopo il primo lauto anticipo di 25 miliardi. Rischio che Draghi non può correre. Per questo l’uomo dei supercommissari, a sua volta, potrebbe essere commissariato da Palazzo Chigi.

Abbiamo dato il borsello al più chiacchierone. Arzigogoli con cui ha sempre incantato tutti. Già ministro del Lavoro nel governo di Enrico Letta, presidente dell’Istat, saggio per le riforme su indicazione del Quirinale, a capo della commissione per il taglio dei vitalizi che non poté «effettuare il calcolo con l’accuratezza richiesta», riverito e ubiquo consulente persino nel regno del Buthan. Anche stavolta non ha lesinato ghiribizzi. «Dal monitoraggio del ministero, consultabile sul sito, emerge un sostanziale rispetto dei cronoprogrammi» giura lo scorso 30 settembre sulle grandi opere. E l’arcano sta tutto in quel «sostanziale». Più genuino sembra invece Paolo Emilio Signorini, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale. Da commissario straordinario per la nuova Diga Foranea di Genova, già invita alla pazienza: «Prevediamo ritardi».

Ci sono poi infrastrutture su cui, nel sito ministeriale, si glissa elegantemente. Vedi il completamento della Metro C di Roma, uno dei progetti più costosi: quasi sei miliardi. Bisogna essere ligi sui tempi. Eppure, a un mese e mezzo dalle rassicurazioni, lo sventolato cronoprogramma non è stato ancora pubblicato sul sito. Per carità. Non è una passeggiata. Ma perché allora annunciare che, dopo anni in torpedone, saremmo saliti sul Concorde? «Dimezziamo i tempi degli appalti» assicura Giovannini. «Per le opere di medie dimensioni» informa «contiamo di scendere a tempi di realizzazione di cinque anni». E invece il mastodontico ponte sullo Stretto, vagheggiato da mezzo secolo? Il ministro non si lascia sfuggire l’occasione: «Riapriamo il dibattito». Dunque, annuncia lo studio di fattibilità sull’«attraversamento stabile» tra Messina e Reggio Calabria.

L’Italia propone e Giovannini dispone. Anche quest’estate i cantieri hanno funestato strade e autostrade? Nel caso di lavori e disagi, il professore pensa a «ridurre o azzerare» i pedaggi. Proponimento ottimo. Sulla flagellata Roma-L’Aquila, invece che sostanziosi sconti, sono stati però annunciati sontuosi rincari: il 26 per cento in più.

E Alitalia, rinata come Ita sotto le stesse vestigia pubbliche? «Il governo tutelerà tutti i lavoratori in eccesso. Stiamo parlando di persone molto qualificate». Difatti il governo «sta pensando a strumenti innovativi, comprese nuove forme di ricollocazione». Nell’attesa della furia riformatrice, per gli oltre sette mila esuberi si va intanto sul classico: cassa integrazione almeno per due anni e indennità di disoccupazione.

L’annuncite di Giovannini ha raggiunto però incontrastate vette sulla sicurezza dei mezzi pubblici. Argomento di cui si discetta senza sosta da mesi. Con le strabilianti contraddizioni che resistono, a dispetto di tutto. Green pass sui poco affollati aerei e treni a lunga percorrenza. Per il resto, todos caballeros. Stretti come sardine nei vagoni della metro. Appesi in tre sulla stessa maniglia sui bus. Per non parlare dei treni regionali, stracolmi di pendolari.

Eppure, a fine agosto, in vista della ripartenza dell’anno scolastico il ministro promette: «Subito nuovi mezzi pubblici e maggiore igiene a bordo». Giubilo. «A settembre scuole e uffici cambieranno orari». Osanna. «Sanificaremo più volte al giorno i mezzi di trasporto, un elemento visibile che rassicura i viaggiatori». Urrà. «Sugli aerei ci sono particolari filtri per l’aria che rendono possibile un maggiore tasso di riempimento. Stiamo ragionando se montarli anche su treni che non siano quelli ad alta velocità». Brillante. «Si ripristina la figura del controllore che sospesa nei mesi scorsi, in maniera tale da ridurre l’affollamento». Tombola. Oltre ad accertare biglietto e abbonamento, dovranno verificare anche l’uso della mascherina. E i riottosi? Vadano a piedi. E se il bus si riempie troppo? Basta chiedere di sloggiare.

Nessuno, in effetti, aveva mai pensato a una soluzione tanto semplice e al contempo efficace. Poi, per fortuna, è arrivato il Migliorissimo. Perché aumentare corse e mezzi se basta trasformare i controllori in poliziotti? Peccato un dettaglio: non hanno il potere di farlo. E sono anche pochini: bene che vada, potrebbero controllare una corsa ogni 200.

Proposta talmente arguta da non aver mai trovato applicazione. Come tutte le altre, del resto. È l’ingrato destino degli innovatori più visionari. Peccato, però. Adesso arriva pure uno sconfortante studio di Legambiente. A dispetto della selva di annunci, per ridurre i rischi non s’è fatto niente. E la gente ha paura di contagiarsi. Sorprendente, no? L’88 per cento sceglie così mezzi privati.

Nessun distanziamento, pochi controlli, ricircolo assente, soliti ritardi e disservizi, scarsa sanificazione. E niente Green pass: serve per raggiungere l’uscio del nido e lanciare il proprio pargoletto alla maestra, ma non per farsi largo su un regionale. «Si riduce in modo significativo l’uso del trasporto pubblico» lamenta Giovannini. Niente paura. Il ministro alle Grandi chiacchiere ha di sicuro in serbo la soluzione definitiva. Da annunciare, ovviamente, a media unificati.

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