giovedì, Luglio 7, 2022
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È il giorno delle sanzioni contro la Russia, ma l’Europa tentenna

Il giorno dopo la decisione di Vladimir Putin di riconoscere le repubbliche filo russe situate nel Donbass e l’immediato arrivo di colonne di barri armati e blindati in quelli che sono tuttora territorio dell’Ucraina la palla, politicamente parlando, è passata sulle spalle dell’Occidente che doveva far sentire la sua voce. Prima a chiedere sanzioni pesanti ed aiuti più concreti proprio il presidente dell’Ucraina, Zelenski, che si sente circondato dall’esercito russo ed isolato politicamente.perché in 24 ore alla fine della fiera, la risposta dura e soprattutto immediata non c’è stata.L’Europa ha dato ancora una volta prova della sua debolezza sullo scacchiere internazionale e al termine di una giornata concitata di telefonate ed incontri l’Alto rappresentante Ue della politica Estera, Josep Borrell al termine della riunione straordinaria dei ministri degli esteri è stato annunciato l’accordo per un pacchetto di sanzioni contro Mosca; da qui però nessun altro annuncio preciso e specifico, ma indicazioni generali. «Puntiamo – ha spiegato Borrell – a colpire la capacità della Russia di accedere a capitali, mercati finanziari e servizi dell’Unione Europea per limitare il finanziamento di queste politiche aggressive». Di sicuro verrà bloccato il commercio da e verso le due regioni separatiste, ma nulla più.

Unico gesto, isolato ma fondamentale, quello della Germania. Il Cancelliere Olaf Scholz ha annunciato il congelamento dell’autorizzazione dell’ultimo tratto del gasdotto Nord Stream 2, snodo cruciale per la fornitura di gas all’intero continente, soprattutto all’Italia uno dei paesi maggiormente dipendenti dal combustibile dell’ex unione sovietica. Netta invece la decisione della Gran Bretagna; il Il Regno Unito ha annunciato sanzioni contro 5 banche russe per congelare tutti gli asset britannici di alcuni noti oligarchi considerati vicini al presidente Vladimir Putin. «Si tratta solo di una prima tranche di sanzioni» ha spiegato il premier britannico Boris Johnson.

Una risposta quindi ancora debole quella di Bruxelles mentre si attende nella notte quella di Washington, con il Presidente Usa Biden che lancia l’allarme invasione in Ucraina.Ma, al di là di quello che deciderà di fare Putin con opinionisti ed esperti divisi, resta la certezza che l’Europa sia bloccata nel suo agire dalle troppe divisioni interne. I Paesi del Nord e quelli baltici hanno chiesto sanzioni più pesanti ed un aumento della collaborazione militare e delle forniture di armi all’Ucraina. L’Italia invece guida la fronda di quelli che scelgono la linea morbida nella speranza che Putin non vada oltre la conquista delle due repubbliche ribelli riconosciute ieri.

Le notizie che arrivano da Mosca raccontano però tutt’altro. Il Senato russo ha approvato l’utilizzo di forze militari all’estero, Non solo. In una conferenza stampa lo stesso Putin ha spiegato che «Gli accordi di Minsk sul Donbass non esistono più. La soluzione migliore sarebbe che l’Ucraina rinunciasse spontaneamente all’ambizione di aderire alla Nato. La possibilità infatti che l’Ucraina abbia armi tattiche nucleari costituisce una minaccia strategica per la Russia».

Domani l’Europa illustrerà le sue sanzioni in cui cercherà di mostrare forza al mondo lasciando però una porta aperta a Putin. Basterà?

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